Relazione preventiva di restauro

Relazione preventiva di restauro

GIOVANNI SANTI
(Colbordolo, PS, 1440 ca. - Urbino, 1494)
MADONNA COL BAMBINO IN TRONO FRA I SANTI ELENA, ZACCARIA, SEBASTIANO E ROCCO
Tempera su tavola, cm 221 x cm 185
Firmata IOHANES. SANTIS. URBI. P.

Analisi dello stato di conservazione

L'opera fu restaurata nel 1969 a cura dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma; ma attualmente presenta numerose problematiche, le quali mettono a rischio la conservazione dell'opera nel tempo.

Avanti

Sono state effettuate misure di pH. Con tale misurazione, si riesce a rilevare quanto l'ambiente circostante, attraverso il grado di acidità rilevato in superficie, può aver interferito sulla cromia.

Sono stati quindi presi in considerazione alcuni punti nella tavola di G. Santi facilmente raggiungibili.

Le misure di pH effettuate con il piaccametro della pelle modello Skincheck CHI 98 110) della CHANNA instruments) hanno fornito valori debolmente acidi. Detti valori, imputabili ad alterazioni della superficie pittorica e all'ambiente confinante, non possono influire in maniera rilevante al degrado dell'opera.

Tuttavia, alcune fotografie nell'infrarosso e nel visibile, mostrano chiaramente situazioni di rovina, che necessitano comunque di un urgente e adeguato intervento di restauro. Analisi più approfondite potranno meglio valutare le cause e l'entità di tali alterazioni durante il restauro.

Nella parte alta della tavola si notano delle macchiature, che vanno propagandosi "a macchia di leopardo", le cui cause al momento sono da scoprire. Certo è che stiano danneggiando l'opera in maniera deleteria.

Si segnalano poi situazioni di decadimento in basso, nel mantello blu della Vergine e nella gamba sinistra del Bambino. Microsollevamenti si notano sempre nella parte bassa e iniziano il loro decorso in prossimità della farfalla di giunzione, localizzata in corrispondenza del manto giallo di San Zaccaria e parte del manto di Sant'Elena.

Fori di sfarfallamento dovuti all'attacco di agenti xilofagi si presentano sulla cromia e occorre quindi agire con una certa tempestività.

Tutta la zona è interessata da numerosi fori di sfarfallamento di insetti xilofagi che si evidenziano come punti neri C quelli chiusi) e bianchi C quelli aperti).

Durante il precedente restauro ad opera dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma, si sono eseguite le più importanti fasi di lavorazione, come la pulitura, le stuccature delle lacune, con conseguente restauro pittorico e verniciatura finale, sul davanti del dipinto, mentre nel retro della tavola è stata eseguita la parchettatura.

Oggi, alcune stuccature non si presentano più idonee ed i ritocchi deteriorati non presentano più un'adeguata sequenza cromatica. Nel corso degli anni si è sovrapposto alla pellicola pittorica un sottile strato di sporco che compromette la giusta lettura cromatica dell' opera stessa.

Retro della tavola

Il dipinto si trova attualmente appeso alla parete nella Sala al Piano Superiore della Pinacoteca fanese, ed è sostenuto da staffe metalliche.

Non si notano movimenti delle tavole tali da compromettere l'intero impianto strutturale.

Conclusioni

Il restauro dell'opera si rende necessario e si pone come un restyling, come un momento di indagine sulle cause del degrado e sulla prevenzione di ulteriori possibilità di danno e come momento conoscitivo delle tecniche esecutive e dei materiali impiegati, per venire sempre più incontro all'esigenza di salvare quanto più possibile l'originale, ed operare con criteri che permettano il riconoscimento dell'intervento e una sua possibile reversibilità.

LETIZIA BRUSCOLI restauratrice