Relazione Prof.ssa Calegari

Madonna col Bambino e i santi Pietro e Girolamo ( seconda metà del '500)

L'immagine s'impone con la forte sacralità di un'icona, e si incentra sulla enorme quantità di luce che trionfa entro un fondale di rocce, simbolo a loro volta di Cristo, della Chiesa, della saldezza della fede cristiana.

Questa sacralità assoluta della Madonna-idolo è accentuata ancora dalla presenza di gioielli ricchi e fastosi sia sulla Madre che sul Bambino, e da corone regali di particolare elaborazione, che richiamano esempi di oreficeria orientale.

Il bambino benedicente regge nella sinistra il globo trasparente, ed è insolitamente dotato di capelli lunghi. Altra caratteristica sontuosa è la raffinatezza del tessuto del mantello, decorato a grandi fiori dorati, che completa la ricercatissima autorevolezza dell'immagine di fede.

C'è poi una verticalità rafforzata dalla posizione instabile della Madonna sulla nuvoletta, come se potesse prendere il volo, e collegata alla posizione alta di questa tela nello scomparto superiore del terzo altare a destra della chiesa di San Giovanni.

Ma sono i due santi ad aprirci possibilità di lettura e di comprensione del tutto particolari, che danno al quadro un grande carattere di novità.
San Pietro a sinistra, con una chiave in mano insolitamente gigantesca, e san Girolamo a destra, in veste di eremita con accanto il leone, sono i due santi protettori dei dalmati.

Mi è già capitato di incontrarli nell'affresco del duomo, fatto restaurare nel 2000, e attribuito da me e da Maria Rosaria Valazzi, attuale soprintendente, alla bottega di Giovanni Santi con qualche possibile intervento di Raffaello quindicenne.

Ma se in Duomo la committenza dell'affresco è legata alla Confraternita dalmata che possedeva allora la cappella di san Pietro e l'oratorio di san Girolamo, quali legami coi dalmati poteva avere la chiesa di san Giovanni?

Allora ho cercato tra i benefattori della chiesa qualcuno che potesse essere di origine dalmata e ho trovato la citazione di due famiglie, fatta da padre Ciro Ortolani nel suo "Il mio bel San Giovanni": la famiglia Gozze e la famiglia Bobali.

"La nobile famiglia dei Bobali esule da Ragusa era stata invitata qua a passare il suo esiglio dai Gozze parimente ragusini ed esuli. I Gozze e i Bobali furono ospitalmente accolti dalla cittadinanza pesarese e ben presto seppero acquistarsi grande stima.
Queste famiglie, profondamente e praticamente cristiane, frequentavano la chiesa di san Giovanni Battista attirate in modo speciale dalla vera esemplarità dei religiosi. I Bobali erano molto generosi in fatto di beneficenza: presto divennero i veri benefattori dei poveri frati.
Fecero fare per esempio nuovi sedili per il coro e scelsero la loro sepoltura in mezzo al coro tra l'altare maggiore e quella dei religiosi. Vicino all'altare maggiore a destra e a sinistra in alto si vedono due lastre di marmo nero che parlano dei Bobali."

Questa famiglia nobile ha avuto una storia lunga e importante, con diversi esponenti scrittori, poeti, filosofi. Viene ricordato a Pesaro un Marino Bobali, che aveva aperto casa con la madre Anna, la moglie Ursula Sorgo e il figlio Andrea. Per lui Sebastiano Macci scrive un'orazione funebre conservata all'Oliveriana (ms. 382, n.15, c.127)

La mia ipotesi è che negli ultimi anni del 500 un esponente della famiglia dei Bobali di Ragusa abbia voluto questa tela, con i due santi protettori dei dalmati, nella chiesa di San Giovanni, o addirittura che si sia portata la piccola e stretta tela da Ragusa e l'abbia fatta sistemare alla sommità del terzo altare a destra, dove ancora è conservata.

Grazia Calegari