Relazione di restauro

Relazione di restauro dipinto ad olio su tela raffigurante “la consegna delle chiavi a San Pietro”


Dipinto ad olio su tela raffigurante “la consegna delle chiavi a San Pietro”
Firmato e datato Gio. Bat. Amtus m.d.l.XXXXVIII
Chiesa collegiata di Santa Lucia in Savignano sul Rubicone (FC)
Restauro eseguito per conto della Banca Popolare della Valconca – Morciano di Romagna (RN)


RELAZIONE DI RESTAURO



DIPINTO


Il dipinto si presentava in pessimo stato, la superficie pittorica era appesantita da una spessa patina scura che occultava una grossolana ridipintura con la quale era stata ripassata la maggior parte dell’opera, eseguita dopo aver stuccato numerose lacune distribuite su tutta la superficie.
Le mancanze maggiori erano presenti in prossimità di lacerazioni della tela: un lungo taglio nel cielo sopra la testa del Cristo e una lacuna causata da una bruciatura di candela subito sotto il paiolo di rame, erano stati risarciti mediante l’applicazione d’inserti di tela e cartoncino sostenuti con toppe dal retro, nella parte centrale inferiore, un’altra mancanza era stata reintegrata con tela e cartoncino incollati al telaio.
Dal davanti erano stati poi applicati diversi chiodi per sorreggere il dipinto sul telaio, specie sulla sinistra del bordo superiore.
Sotto questa ridipintura erano presenti altri ritocchi e patinature precedenti.
La rilevata crettatura della superficie pittorica, praticamente assente in corrispondenza del telaio, bordi perimetrali e traversa centrale, porterebbero a supporre che durante l’ultimo restauro, per consolidare la pellicola pittorica, evidentemente già molto sollevata, dal retro, senza intervenire nelle parti coperte dal legno, siano state date delle colle le quali, tirando, abbiano provocato un’ulteriore contrazione delle scodelline di colore, tra queste erano presenti una miriade di piccole lacune.

Una volta velinata la superficie pittorica con carta giapponese e colla di coniglio si è potuta smontare la tela dal telaio e pulirla con spugnature d’acqua calda e meccanicamente.
Sono state rimosse le vecchie toppe e fatta penetrare della colla di coniglio a caldo per consolidare la pellicola pittorica.
Dopo una prima stiratura del dipinto dal retro, sono stati sostituiti gli inserti di tela e cartoncino con altri di tela vecchia d’identico spessore e trama simile a quella originale, saldate ad essa con resina poliamidica (Polyamid-Textil-Schweisspulver 5065), e sostenute da toppe di tela pattina, applicate con Bonding film.
Col Bonding film sono state incollate le strisce perimetrali di tela pattina, che hanno permesso di montare il dipinto sul telaio interinale ad espansione.
A questo punto, rigirato il quadro e mantenendolo costantemente in tensione, è stata più volte inumidita e stirata la superficie pittorica, abbassando per quanto possibile le scodelline di colore e facendole ben aderire alla tela.
Ritenendo soddisfacente il risultato ottenuto con la stiratura della pellicola pittorica, si è preferito non rintelare il dipinto, data la robustezza della tela, la buona tenuta delle cuciture e il generale buono stato di conservazione del tessuto, danneggiato limitatamente alle parti rinforzate dalle toppe.

Asportate le veline, è iniziata la lunga e laboriosa pulitura, differenziata a seconda delle zone.
La prima patina scura di vernice bituminosa è stata rimossa a tamponcino con acetone.
La spessa ridipintura del cielo doveva essere ammorbidita con ammoniaca e acetone in emulsione cerosa, risciacqui di acetone, rimozione meccanica a bisturi e a tamponcino di cotone con essenza di petrolio. Qui i rifacimenti erano molto spessi ed è stato necessario ripetere più volte l’applicazione dei solventi.
Per altri colori, tuttavia, non era possibile utilizzare l’ammoniaca che avrebbe danneggiato le cromie originali, come nel caso del verde e del blu del manto del Cristo, della lacca rossa della veste di San Pietro: le ripassature sono state ammorbidite con acetone addensato in Klucel, asportate a bisturi e rifinite con alcool benzilico, libero o addensato e risciacqui con essenza di petrolio.
Il manto giallo di San Pietro non era stato ridipinto come gli altri drappeggi ma era offuscato da nuove e vecchie patine, che sono state alleggerite con acetone e alcool benzilico, mentre la ridipintura sulla veste rossa di Gesù, specialmente nella parte superiore e sulla manica, dove erano presenti anche numerose lacune e una ridipintura più antica, è risultata particolarmente laboriosa, alternando l’uso di solventi e del bisturi.
Tutto il muro di fondo, ai lati dell’arco, ha caratteristiche tecniche completamente diverse dagli altri colori: lo strato preparatorio giallastro è velato da una sottile tinta bruna. La base azzurra del cielo, corposa e coprente, è stata stesa solo nel rettangolo centrale, per una quindicina di centimetri oltre i profili architettonici, ed è servita come tinta di fondo per creare le modanature appena accennate dell’arco e dell’architrave, lo spessore e gli spigoli chiari dei muri laterali; le altre parti scure sono state coperte dalla velatura bruna.
Con l’acetone non si riusciva ad asportare in maniera selettiva la sola patinatura recente, piatta e pesante, che si è potuta comunque alleggerire con differenti passaggi a tamponcino d’alcool benzilico, triammonio citrato ed essenza di petrolio.
Le stuccature sono state asportate nelle zone debordanti sulla pittura originale e solo in parte assottigliate dove colmavano delle lacune.
Per equilibrare la pulitura è stato eseguito un lungo lavoro di rifinitura a bisturi e con gli stessi solventi (acetone, triammonio citrato, alcool benzilico, essenza di petrolio). Sono rimaste sulla superficie pittorica quantità limitate di ridipintura, principalmente sulle vecchie stuccature, ma anche in parti dove non era più possibile insistere senza danneggiare i colori originali.

Date le buone condizioni del legno del telaio, quasi sicuramente originale, si è deciso di non sostituirlo. I legni sono stati puliti e disinfestati con Permetar. Al fine di distanziare la tela dal legno, al telaio sono state applicate perimetralmente delle stecche di legno a sezione triangolare, poi vi è stato rimontato il dipinto.
Sono state stuccate tutte le lacune a gesso e colla a livello dell’originale.

Dopo aver steso una mano di vernice Dammar sulla superficie pittorica si è proceduto alla reintegrazione di tutte le lacune e alla velatura delle piccole incongruenze cromatiche. I ritocchi sono stati effettuati con colori a vernice a selezione cromatica.
La verniciatura finale (una miscela di vernice finale per quadri e vernice matt diluita in acetone) è stata data a spruzzo.


CORNICE


La cornice era stata ridipinta nella fascia centrale e le argentature pesantemente ritoccate con porporina.
La fascia centrale presentava una ridipintura di colore grigio-violaceo facilmente asportabile con diluente nitro. Il colore sottostante, giallo con tracce di striature violacee tipo finto legno, era a sua volta una ridipintura, stesa su uno strato di gesso. La pittura originale, simile alla prima ridipintura, è una sorta di bolo giallo con striature più scure e rossastre. Per asportare colore e gesso è stato utilizzato un sottile impacco di sepiolite e acqua che dopo brevissimi tempi di contatto consentiva di asportare colore e gessatura con spatoline e bisturi.
L’argentatura, parzialmente ripassata con porporina è stata pulita con acetone a tampone e rifinita con diluente nitro nelle zone più corpose. La mecca originale è stata parzialmente salvata. Erano presenti diverse lacune, alcune delle quali già colmate con stuccature debordanti sulle superfici argentate. I bordi laterali erano stati trattati a bolo giallo, stuccati e ridipinti.
Ultimata la pulitura, sono state fissate le scaglie pericolanti con colla animale e stuccate tutte le lacune a livello dell’originale.
Le parti argentate sono state ritoccate a selezione cromatica con colori a vernice, la mecca è stata reintegrata nelle parti abrase con gommalacca leggermente pigmentata.
La fascia centrale e quelle laterali sono state reintegrate con colori ad acquarello e, dopo la verniciatura a pennello, con colori a vernice.
Dal retro la cornice è stata pulita da polvere e depositi incoerenti con aspirapolvere e pennelli, sul legno sono state stese più mani d’antitarlo.
Il lato superiore della cornice, dal retro, è più sottile degli altri tre, manca, infatti, la tavola che crea la battuta della cornice. Nel fianco superiore, inoltre, si può osservare la presenza di rotture del legno e le tracce di vecchie chiodature. Probabilmente la cornice, inserita in origine in un altare, manca della cimasa che la completava.



Montefiore Conca, 12 ottobre 2012