GIUSTINIANO VILLA

GIUSTINIANO VILLA

Ennio Grassi
Poeta dialettale
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Giustiniano Villa (1842-1919), ciabattino di San Clemente, paese dell'alta valle del Conca, nell'estremo sud della Romagna, ai confini con le Marche, poeta in un dialetto ispido e "viscerale" e, in assoluto, una delle figure più interessanti e vivaci nel panorama della "poesia di piazza" a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Villa, poeta sociale e politico, interprete "organico" di quel proletariato rurale ed urbano che si affaccia sulla scena dell'Italia unitaria, a partire dalla metà del secolo scorso con la forza delle idee di democrazia e di uguaglianza, a differenza di altri cantastorie, di altri poeti popolari, riesce ad evitare il limite proprio del "genere", liberando il dialetto dagli impacci di una tradizione che sembra approdare al folclore o al pittoresco.

Pure nell'ambito di una tradizione appunto, apparentemente rimasta inalterata, Giustiniano Villa rivela una sapienza poetica e soprattutto una coscienza rare del mezzo linguistico adottato.

Per lui il dialetto non è la lingua madre, la voce delle proprie scaturigini è soprattutto lo strumento di una comunicazione sociale viva ed attuale.

Accade perciò che lo studioso di folclore non trovi, in Villa, alcun elemento utile alla ricostruzione del "colore" e del documento d'epoca.

La sua poesia è fatta dunque di idee.

Nei suoi testi, scritti nell'ottonario tipico delle "zirudelle", composizioni che hanno un'antica tradizione nella poesia dialettale emiliano-romagnola, si fronteggiano infatti, in una semplificazione mai riduttiva, due universi ideologici: quello dei padroni e quello della gente umile.

La teatralizzazione del contrasto ideologico, nei "dialoghi" tra il contadino e il padrone, costituisce il momento più compiuto, sul piano formale, della poesia di Villa.

Siamo però lontani dalla commedia dell'arte e lontani anche dal mondo dei contadini bertoldeschi.

Gli "attori" dei dialoghi del poeta ciabattino avvertono, gli uni con la spontaneità e la vivacità dei ceti emergenti, gli altri con l'inquietudine verso un presente non più rassicurante (e un futuro quanto mai indecifrabile), la grandezza dei tempi nuovi, l'avvio di una vera e propria mutazione antropologica.